mercoledì 7 marzo 2012

Kiphy: una storia profumata dell’antico Egitto. 1a Parte

Donne egiziane che odorano fiori di loto e frutti di melograno
Nel mio percorso di studio delle materie prime profumate, alcune letture da diversi testi antichi (Teofrasto, Dioscoride, Plinio) sull’origine della pratica profumiera nell’antichità hanno stimolato ad approfondire gli aspetti tecnici riguardo sia dell’ottenimento delle sostanze odorose e sia delle piante da cui esse venivano ottenute. Tecniche basate principalmente sulla macerazione in vino, olio vegetale e grasso animale permettevano di ottenere numerose sostanze odorose che, sia da sole che miscelate, erano usate sia per la profumazione personale, per la profumazione d’ambiente e nella preparazione di cosmetici.
 
Una delle civiltà che sicuramente hanno eccelso nell’uso delle essenze è stato l’antico Egitto. Maestri nella manipolazione delle sostanze naturali, di cui il processo della mummificazione è solo l’applicazione più conosciuta, gli antichi Egizi avevano messo a punto ricette e procedure molto precise per l’ottenimento di diversi unguenti, grassi e incensi profumati.
Il Kiphy è il prodotto profumato più famoso tra questi, ammantato spesso da un alone di mistero sugli effetti da esso procurato.
 
Il Kiphy riporta a tempi in cui i templi erano ammantati da profumi intensi, le statue degli Dei cosparse e spalmate di unguenti carichi di essenze in un atmosfera, si racconta, capace di permettere la comunicazione diretta dei sacerdoti con gli Dei.
Traduzione latina da trascrizioni greche, la parola kiphy in realtà deriva dall’egiziano antico Kapet che indicava qualsiasi materiale utilizzato per la fumigazione degli ambienti: il Kiphy non è quindi un unguento profumato adoperato per profumare il corpo come spesso indicato, ma bensì un INCENSO usato nella fumigazione dei templi sacri; se ne conosce anche un uso medico, ma in questa assise faremo riferimento solo al suo uso come vettore di effluvi profumati.
 
Come riportato dallo scrittore e viaggiatore greco Plutarco che visitò l’Egitto faraonico nel 2° secolo AC, nei templi dedicati al dio del Sole Ra, erano 3 gli incensi bruciati durante la giornata: alla mattina l’olibano/frankincense, a mezza giornata la mirra ed alla sera il Kiphy; diversamente dalle prime due, si trattava non di una sostanza naturale (olibano e mirra sono resine naturali ottenute dagli arbusti e alberi del tipo Boswellia e Commiphora) ma di un materiale misto (un incenso appunto) ottenuto miscelando resine, erbe e liquidi insieme secondo una precisa procedura.
rituale con incenso
Plutarco riferisce anche degli effetti benefici che gli effluvi di Kiphy provocavano sulla psiche e sul corpo: “..gli ingredienti emettono un dolce respiro e una esalazione benefica e la percezione sensoriale cambia. Il corpo, cullato da questo sbuffo gentile si addormenta beato. Senza intossicare, esso rilassa dalle tensioni del giorno. L’essenza purifica l’anima e aumenta la facolta di sognare, proprio come le note della lira che i pitagorici usavano prima di dormire per incantare e guarire la parte irrazionale ed emotiva dell’anima. L’essenza ristabilisce la forza di percezione quando questa è persa, a volte la calma appena l’esalazione penetra il corpo tramite la sua amabile dolcezza..”
 
......non male come effetti per un incenso......
 
Il Kiphy, o meglio la sua fragranza, aveva un effetto che oggi chiameremmo aromaterapeutico; e gli egiziani sicuramente conoscevano i benefici delle essenze naturali.
 
Sono conosciute diverse ricette per fare il Kiphy, riportate da diversi autori antichi, diverse per numero e qualità delle materie prime utilizzate, nonchè per il metodo di fabbricazione.
La maggior parte sono arrivate a noi trascritte da diversi scrittori greci (Damocrate, Dioscoride, Plutarco) ma esiste una versione che si trova scritta, scolpita sulle mura dei templi di EDFU e PHILAE, dove venivano preparati tutti gli unguenti e incensi usati in quei templi. Il Kiphy era cosi importante che sia le materie prime che la ricetta necessaria a fabbricarlo sono state immortalate sulle mura degli ambienti detti dei “Laboratori”, per essere, poi consegnate all’eternità.
 
Essendo per mia natura un “purista”, amante delle cose originali ed autentiche, scriverò proprio di queste versioni di Kiphy, sicuramente di “mano egiziano antica” !!
Sedici erano gli ingredienti necessari alla lavorazione del Kiphy: 7 tipi di resine, 3 tipi di radici/rizomi, 2 tipi di semi/erbe, 2 tipi di vino, 1 tipo di frutta secca, miele. La lavorazione e l’aggiunta degli ingredienti seguivano una ricetta che prevedeva la macinatura delle erbe e resine e la loro successive macerazioni nei vini e nel miele, al loro mescolamento e concentrazione per evaporazione.
Approfondirò nel prossimo articolo le materie prime utilizzate e parlerò della procedura di preparazione di questo materiale “magico”.

Per chi volesse approfondire, questa è la bibliografia che ho raccolto e usato per scrivere sull’argomento.
  • Lise Manniche, Sacred Luxuries,
  • Lise Manniche, An ancient egyptian herbal
  • Annick le Guerer, le Parfum
  • Suzanne Fisher Rizzi,  Incensi e Profumi
  • Giuseppe Squillace, Il profumo nel mondo antico
  • Dioscoride, De Materia Medica
  • Plinio il vecchio, Storia naturale

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