domenica 6 gennaio 2013

Kyphi, una storia profumata dell’antico Egitto 2a parte: gli ingredienti

portata a termine la preparazione e la presentazione delle mie ultime fragranze ed in attesa del prossimo sviluppo di EsperienzeOlfattive nel corso del 2013, torno a dedicarmi anche alle mie ricerche profumate, ai miei progetti diversi che cerco di portare avanti in parallelo con l’attività principale di profumeria e da cui spesso trovo informazioni ed ispirazione per nuove cose profumate e per mettere alla prova la mia creatività.
Donna che odora il fior di loto
Uno di questi progetti è la ricerca dei profumi antichi, dei materiali usati e delle tecniche usate per prepararli. In questo ambito ho dedicato molto tempo allo studio della documentazione che ho raccolto sul Kyphi, il mitico incenso Egizio con l’obbiettivo di provare a fare proprio questo incenso seguendo il procedimento descritto nelle antiche ricette del tempio di Edfu, con le materie prime più simili a quelle utilizzate al tempo dagli antichi sacerdoti.
Tempio di Edfu
Dopo avere consultato tantissima documentazione antica e moderna e letto il libro che contiene i più recenti studi comparativi sul soggetto,“Kyphi: the sacred scent” di Karl Vermillion, si deve concludere che la ricostruzione rigorosa del Kyphi dal punto di vista degli ingredienti originali non è possibile per due ragioni principali:
  • Nel tempo, sia la flora originaria dell’antico Egitto, sia quella dei paesi d’importazione degli ingredienti è radicalmente cambiata o estinta;
  • l’interpretazione dei geroglifici sulla esatta natura delle materie prime utilizzate spesso non è univoca. 
Ad oggi, quindi, dei 16 ingredienti originari descritti nelle ricette scolpite sulle mura dei templi di Edfu e Philae, 13 sono abbastanza certi mentre per 3 rimangono ancora dei forti dubbi sul loro riconoscimento botanico.
Chi avrà il piacere di leggere il libro, potrà addentrasi nelle spiegazioni dettagliate delle traduzioni dei geroglifici e sui dibattiti sulle loro diverse interpretazioni ad oggi note. Karl Vermillion ha dedicato 20 anni della sua vita a cercare di far luce su tanti aspetti del Kyphi, traducendo personalmente i geroglifici riportati nella letteratura esistente.
Tempio di Philae
Quindi, senza scendere troppo nei dettagli, la lista delle materie prime più verosimile alle ricette originali secondo le fonti più aggiornate è la seguente:
  1. Storace, resina (Liquidambar officinalis)/ Benzoino,resina (Styrax benzoin)
  2. Calamo, rizoma (Calamus aromaticus)
  3. Mastic, resina  (Pistacia lentiscus)
  4. Pino di Aleppo, resina (Pinus Halepensis)
  5. Canfora (Cinnamonum canphora)
  6. Gomma arabica (acacia sp.)/Gomma Adragante (Astragalus gummifer)
  7. “Asphalatos”, legno-radice (Convulvus scoparium) ?
  8. Ginepro, bacche (Juniperus oxycedrus)
  9. Galbano, semi-gambi (Chaerophyllum sp.) ?
  10. Cipero odoroso, rizoma (Cyperus longus)
  11. Uva secca
  12. Vino delle oasi ?
  13. Vino
  14. Olibano, resina (Boswellia sp.)
  15. Sciroppo di Datteri/Miele
  16. Mirra resina(Commiphora mirrha) 
gli ingredienti contrassegnati con un punto interrogativo (7,9,12) sono quelli con ancora dubbi di identificazione, mentre quelli con la doppia entrata (1,15) mettono in evidenza una interessante ipotesi: delle 2 ricette riportate presso il tempio di Edfu, quella identificata come più recente temporalmente riporta ingredienti simili ma non uguali alla più vecchia, come se negli anni i materiali in questione non potessero essere approvvigionati con continuità e quindi da qua la necessita di trovare sostituti che garantissero il risultato finale. A tal proposito bisogna ricordare che gli antichi egizi bruciavano ogni anno quantità enormi di resine tra Olibano, Mirra e Kyphi e che probabilmente anche loro potevano andare incontro a penuria di qualche materiale ed era perciò necessario provvedere a ingredienti di riserva o sostitutivi per garantire la costante fumigazione dei templi.

Sugli ingredienti ancora dubbi
Asphalatos 
Di tutti gli ingredienti, il più misterioso è l’ Asphalatos, probabilmente un arbusto il cui legno e sopratutto la radice odorosa ricercata per gli unguenti e dall’odore simile al castoreo (Plinio il Vecchio, storia Naturale).
L’identificazione botanica definitiva della pianta non è stata ancora possibile e forse non lo sarà mai: attraverso quella che è la descrizione più completa dovuta a Plinio, si  è arrivati a identificare un arbusto tipico delle Canarie, Convulvus Scoparius, che forse al tempo era più diffusa nelle isole del mediterraneo (Rodi viene citata da Dioscoride come uno dei paese di origine) sia in alcune zone del nord africa (attuale Libia).
Su alcuni vecchi testi di profumeria (il Poucher’s) si trova indicata l’esistenza dell’olio essenziale di Convulvus Scoparius denominato Rhodium con odore tra il sandalo e la rosa e come questo veniva usato anche in profumeria. A tutti gli effetti, questo ingrediente rimane al momento sconosciuto come tale. 
Vino delle oasi 
La produzione di vino dall’uva è ampiamente descritta nei papiri egiziani. il delta del nilo era la zona principale di produzione. si producevano sia vini rossi che bianchi.
Dalla traduzione dei geroglifici della ricetta del Kyphi si evince che erano usati 2 tipi di vino dove un tipo è detto “delle oasi”: nel sud dell’egittoerano diverse regioni note per le oasi e anche se è stata identificata l’oasi del deserto dell’ovest (Oasi di Dahkla) quale zone di origine, quale tipo di vino fosse prodotto in queste oasi è ancora sconosciuto.

E’ possibile anche che questo fosse in realtà un Vino di datteri, ottenuto per fermentazione dei datteri che nelle oasi erano ben presenti e coltivate su larga scala essendo un alimento principale di allora. Bevande denominate “vini” e ottenuti da ingredienti diversi rispetto all’uva come il melograno, datteri, fico erano molto comuni ai tempi degli antichi egizi e non solo (ancora una volta Plinio è un valido testimone). Sul loro sapore si potrebbe opinare dalle descrizioni pervenuteci (spesso addizionate di resine e miele per renderle piu bevibili), ma i gusti nei millenni sono cambiati.
Galbano 
L'ingrediente indicato e tradotto come galbano non si riferisce alla resina più conosciuta nell’ ambito della profumeria ottenuta da ferula galbanifera, ma forse ai semi e gambi della pianta di Chaerophyllum sp. Un’altra fonte suggerisce per questo ingrediente i fiori di Henna (Lawsonia inermis), ma rimangono ancora molti dubbi sulla natura di questo ingrediente.


Nel prossimo articolo, appena finito di trovare le materie prime certe ed i sostituti di quelli dubbi secondo ragionamenti di buon senso e tecnico, descriverò ed effettuerò la preparazione del Kyphi. Una volta preparato, lo testerò nel brucia incensi per scoprire finalmente l’odore dei templi dell’antico Egitto.

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