martedì 26 febbraio 2013

Kyphi, una storia profumata dell'antico Egitto 3a parte: Descrizione olfattiva degli ingredienti

 Ho finalmente iniziato la preparazione del mitico incenso e mentre trovavo le materie prime grezze, ho avuto modo di poter sentire i loro odori.
Riporto in questo articolo le mie impressioni olfattive.

Calamo (calamus aromaticus)
pianta lacustre della quale si utilizza la radice (rizoma) essiccata: il suo odore è molto particolare, dolciastro, di pelle non trattata, un odore grasso, lattescente con accenti leggermente acri.

Cipero (cyperus longus/rotundus)
altra pianta lacustre di cui la radice (rizoma) secca emana un sentore di iris, odore terroso secco, delicato, polveroso: ricorda una base cipria. 

"Asphalatos"
Della radice di questa pianta perduta ho scritto nell’articolo precedente. Plinio descrive l’odore di questa radice come simile dell’odore del castoreo. Gli antichi romani conoscevano bene il castoro e l’uso delle sue ghiandole nella medicina dell’epoca e quindi questa testimonianza olfattiva non può essere trascurata. Perciò non potendo arrivare alla pianta originaria, per riprodurre questo ingrediente ho provato a ragionare secondo la mia esperienza olfattiva sulle materie prime a mia disposizione.
Gli elementi odorosi caratterizzanti la descrizione pliniana dell’asphalatos sono 3 : a)legno b) radice c) castoreo.
Bisognerebbe quindi ottenere un
materiale di odore terroso e legnoso (radice di struttura legnosa), che abbia una nota simil-cuoio, resinosa.
Per ottenere un materiale con le caratteristiche olfattive descritte, ho fatto diverse prove  mischiando i seguenti materiali: 
a) trucioli di sandalo Amyris per la componente legnosa dell’odore;
b) una soluzione alcolica al 5% di foglie di violetta per la componente terrosa;
c) tintura di castoreo. 
Dopo vari esperimenti con diverse quantità degli ingredienti scelti, l’odore ottenuto della miscela finale aveva acquisito una decisa tonalità terrosa molto piacevole con note legno resinate, molto piacevole, originale. Ho deciso che avrei usato questo materiale come Asphalatos nella mia preprazione del Kyphi.

Galbano (ferula galbanifera)
anche se forse non era usata la resina ma la pianta ed o semi secchi, si può ragionevolmente pensare che l’odore di questo ingrediente fosse molto simile a quello della resina: un odore molto penetrante, verde, erbaceo, non molto sopportabile annusato in purezza. 

Storace (Liquidambar Orientalis)
la versione di Kyphi che ho scelto (prima ricetta del tempio di Edfu) prevede l’utilizzo dello storace. Il balsamo storace nero viene ottenuto per incisione dell’albero liquidambar orientalis e il suo odore è decisamente balsamico e molto diffusivo.

Mastic (Pistacia lentiscus)
il mastic originario dell’isola di Chios era noto per le sue proprietà asettiche e disinfettanti, veniva usato come un’antenata del chewing-gum per purificare l’alito. 
Ha un leggero odore verde, resinato, gradevole, caldo. 

Resina Pino Aleppo (Pinus Halepensis)
odore secco, legnoso, penetrante, duro,tipo solvente ma più aromatico, che evolve verso note canforate, fresche. 

Canfora (cinnamonum camphora)
l’odore è penetrante, freddo, pizzica le mucose se inalato troppo. E’ talmente potente che riesce a passare anche attraverso la bustina di plastica che lo contiene.

 Gomma arabica (Acacia species)
la polvere di gomma arabica troavta in commercio ha un odore lattescente, molto debole, quasi nn si avverte. 

Olibano (Boswellia carteri/sacra)
la resina delle diverse specie di Boswellia è probabilmente il più antico e mistico materiale usato in funzioni religiose dall’odore con spiccate tonalità fresche-agrumate e aromaticità inconfondibile.

 Mirra (commiphora mirrha)
Insieme all’olibano è la resina mistica per eccellenza. l’odore caratteristico come di liquirizia aromatica, balsamica, denso, ceroso, caldo.

 

Ginepro (juniperus oxycedrus/communis) 
Le bacche di ginepro sono utilizzate nella produzione di Gin: l’estratto alcolico delle bacche pestate e macerate viene usata per dare l’inconfondibile aroma al famoso distillato.
Le bacche pestate al mortaio rivelano un odore verde, erbaceo, fresco, leggermente canforato; dopo qualche decina di minuti si denota un sentore metallico. 

Vino
Sulla qualità organolettica dei vini egizi possiamo fare solo delle ipotesi. quello che gli antichi intendevano come vino sicuramente non avrebbe incontrato i nostri gusti attuali. la fermentazione del mosto di uva non era controllata e alla fine il liquido risultante aveva presumibilmente un gusto che per noi oggi sarebbe stato imbevibile; è noto che spesso questi “vini” erano addizionati di miele e resine proprio per renderli più gradevoli al palato e per farli durare piu a lungo. 
Fatta questa premessa, penso che l’odore del vino egizio possa essere ricondotto all’odore di un vino comune da tavola, leggermente acido e aromatico insieme: insomma di un vino che sta per andare a male. 
Vino delle oasi 
Erano chiamati vini anche tutte le bevande ottenute per fermentazione da qualsiasi cosa avesse contenuto zuccherino; era evidente che gli antichi avevano capito che alcuni frutti magari non conservati bene, macerando al caldo davano un gusto “diverso” e avevano poi sviluppato una tecnica per ottenerne il liquido. detto questo, le oasi erano spesso zone di coltivazione intensiva di datteri, cibo che rivestiva grande importanza nella dieta di tutte le popolazioni medio-orientali. Un vino di datteri era sicuramente prodotto nell’antico Egitto spesso denominato “l ‘occhio dolce di Horus”. 
Ho scelto per il mio Kyphi la via della preparazione di un vino di datteri facendo macerare i frutti al naturale pigiati e imbibiti in una soluzione acquosa blandamente alcolica (7%).
Dopo una settimana circa, il liquido aveva un odore dolciastro che ho filtrato attraverso un panno di cotone.

Sciroppo di datteri
A Edfu sono state ritrovate 2 ricette, diverse per alcuni ingredienti, di cui la prima ritenuta “ricetta tradizionale” e la seconda una specie di edizione riveduta e corretta in cas di difficile reperibilità degli ingredienti in questione. 
Per questo legante, la prima ricetta del tempio di Edfu prevedeva l’uso di uno sciroppo di datteri, la seconda del miele. 
Lo sciroppo di datteri era un impasto macerato dei frutti secchi in acqua che viene poi lentamente bollito fino ad ottenere una pasta scura appiccicosa, dall’odore gradevole, fruttato. 

Uva secca 
Gli antichi egizi consumavano l’uva sia fresca che seccata, per lo più alimento delle classi agiate. L’uva secca entrava nelle ricette di medicamenti e cosmesi. L’odore è dolciastro, leggermente caramello, passito, muffato. 

Con queste materie prime affronto la preparazione del Kiphy. 

............che l’occhio di Horus guidi la mia mano.........


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